Mi rendo conto che parlare male della sanità in Italia è come sparare sulla Croce rossa: moralmente sbagliato ma divertente. E quindi ne parlerò male. Purtroppo le mie esperienze personali vanno tutte in una direzione, quella della cavietta che deve avere a che fare con ogni ciarlatano che passa di lì e che si sente in diritto/dovere di torturare. Ma andiamo con ordine.
Da qualche tempo gli occhi mi danno problemi. Il sinistro è stato appena curato per una misteriosa abrasione. Ora però anche il destro inizia a darmi noie. Opto per il pronto soccorso oculistico. Vado piedon piedoni in stazione dei treni. Mi sento cattivo e infastidito a causa del mio bulbo oculare malfunzionante. Sfogo la rabbia sul dirimpettaio di sedile: un ragazzotto che ha l’unica colpa di addormentarsi durante il viaggio e che scalcia come un mulo. Il trenino arriva a destinazione, il bimbetto dorme, io mi guardo bene dal suonargli la sveglia. “Direzione pronto soccorso, grazie!” dico al taxista di poche parole che senza enormi spese mi porta a destinazione e sogghigna visto che forse già immagina quello che mi capiterà.
Riesco a trovare il corridoio giusto grazie al mio gps. Prendo il numerino e mi metto in religiosa attesa. Tocca a me, entro e subito la solerte infermiera mi domanda la tessera sanitaria. “Purtroppo mi è stata rubata, se vuole le posso dare un altro documento”. “Rubata?” fa eco la tipa con aria interrogativa. “E’ una storia interessante. La vuole sentire?” “No! Midiaundocumento!” ordina l’Ss travestita da dipendente del pronto soccorso. Eseguo senza discutere. Il computer inizia a ricevere i miei dati. Notando che inizia a verificarsi qualche problema chiarisco subito. “L’altra volta per un errore è stato inserito un anno di nascita diverso dal mio, come può osservare da questa carta” faccio io. Ma la donna senza staccare gli occhi dal monitor mi fa con insospettabile educazione: “Non mi interessa del documento, qui mi si dice che esiste già un’altra persona con questi dati ma che è nata 10 anni prima di lei!”. Comprendo subito che ci vorrà più tempo del previsto per chiarire l’equivoco. Dopo 10 minuti buoni riesco a far capire all’aquila che non si tratta del mio gemello malvagio ma sono sempre io, solamente più vecchio grazie alla magia del computer o all’idiozia di chi ha inserito i dati l’ultima volta che mi sono recato lì (sempre lei). Chiarito il tutto così da andare avanti con la procedura. Mi accomodo così in sala d’aspetto in attesa della chiamata da parte del doc.
Dopo poco entro. Mi accoglie un attempato medico che probabilmente aveva fatto esperienza nelle guerre puniche. E’ attorniato da alcune belle ragazze, forse tirocinanti. Sono carine e guardano con infinito stupore il mio occhio incredibilmente rosso. “Appoggi pure la testa qui!” fa Doc Anzianotti indicando un apparecchio. Ubbidisco placidamente. “Come ca$$o funziona ‘sto coso?” fa poi rivolto ad una delle ragazze del pubblico. Riesco a spostare giusto in tempo la testa. Un secondo di più e l’occhio sarebbe stato il minore dei problemi visto che il macchinario armeggiato dal Doc parte come un missile verso l’alto. “Prego riappoggi la testa qui!” fa il Doc con nonchalance. “Ma è sicuro?” l’esperienza insegna. Annuisce. Provo a fidarmi. Dopo un rapido sguardo la diagnosi: abrasione. “Ma come? Pure in questo occhio? E’ stata trasmessa dall’altro?” chiedo incuriosito. “No, no è impossibile! E’ lei che è predisposto!”. Vorrei chiedere se sono predisposto anche per l’autoradio e il lettore mp3 ma soprassiedo. “Ha mai avuto problemi di questo tipo? Magari da piccolo?” smentisco categoricamente. Getto nel panico il poveretto e forse gli faccio crollare qualche certezza. Infatti si accascia su una poltroncina, fissa lo schermo del computer, forse sperando in una risposta e chiede – non si sa se a sé stesso o al pubblico – “E ora gli faccio un bendaggio o gli metto una lente a contatto?”. Il pubblico vota per la prima. Miss Simpatia mi si avvicina e inizia l’identica procedura di qualche mese prima elencandomi con il medesimo tono di allora tutto quello che avrei dovuto fare. “Ah dimenticavo – mi fa – sul foglio che le consegneremo c’è un numero di telefono se dovesse avere problemi. Mi raccomando, non lo chiami assolutamente perché potrebbe non risponderle nessuno, a volte c’è talmente tanto lavoro qui…” “Già, comprendo!” e la mia memoria richiama il particolare delle parole crociate vicino al pc di Miss Simpatia.
Col mio nuovo travestimento da pirata mi avvio all’uscita con la stessa agilità di Andrea Bocelli e torno alla stazione dei treni. Sfogo le mie frustrazioni ad un tramezzino ai gamberetti dei distributori automatici. Questo mi ascolta pazientemente, annuisce e mi dice con infinita saggezza: “Anche per questa volta ti toccherà chiudere un occhio!”.